Indici di Analisi Tecnica

Questi indicatori sono strumenti per l’analisi di previsione dell’andamento della quotazione di un titolo. Essi utilizzano le oscillazioni delle quotazioni e delle quantità di titoli trattati per formulare delle previsioni abbastanza attendibili sulla direzione positiva o negativa della quotazione borsistica del titolo.

I principali indicatori di analisi tecnica sono :

AVERAGE DIRECTIONAL MOVEMENT INDEX (ADX) : E’ un indicatore che rappresenta la media tra il directional movement indicator positivo e quello negativo. Riguardo al DX (Directional Movement Index) tratteremo più avanti in maniera più ampia.Sia l’ADX che il DX sono indici ideati da Wilder, uno dei massimi esponenti dell’analisi tecnica del trading azionario (autore del libro “New Concepts in technical Trading Systems”). Lo scopo dell’ADX non è quello di misurare la direzione del mercato , ma la sua forza . Più alto è il livello raggiunto dall’ADX , maggiore è la forza del trend sottostante. Può succedere che i prezzi siano crescenti , ma il valore dell’ADX sia decrescente. Un cambiamento di trend da 18 a 20 assume un significato più importante di un cambiamento da 32 a 28. Secondo Wilder qualunque livello sopra 15 indica un trend, ma in via prudenziale si consiglia di stare su livelli maggiori come 20 o 25 , soprattutto in periodi instabili e di grande volatilità.

CANDLESTIK GIAPPONESE.

DIRECTIONAL MOVEMENT INDICATOR.

ANALISI DEL MOMENTUM.

TRIX.

CONTRARY OPINION.

BOLLINGER BANDS.

COMMODITIES CHANNEL INDEX : Conosciuto come un indicatore adatto per seguire il mercato, il C. c. i. fu inventato e descritto da Donald Lambert con lo scopo di individuare un indicatore che fosse in grado di determinare l’inizio o la fine di un ciclo di una materia prima. La sua formula, in parte è statistica e in parte matematica : ciò rende il C. c. i. un indicatore abbastanza complesso. Esso infatti calcola la media mobile dei prezzi e, successivamente , la c. d. deviazione principale , vale a dire la somma della differenza tra il prezzo medio e la sua media mobile semplice. Il risultato della deviazione principale viene poi moltiplicato per un numero costante (0,015) e diviso per la differenza tra la media mobile semplice ed il prezzo medio dell’ultimo giorno. Il risultato è un numero che può essere positivo o negativo.

Le caratteristiche principali del C.c.i. sono :

a) La variazione del periodo della media mobile semplice di riferimento ; Lambert utilizzava come “default” la media mobile semplice a 14 giorni ; i nostri test hanno verificato che qualunque media mobile il cui valore oscilla tra 5 e 10 fornisce buoni risultati.

b) La sua oscillazione varia da +100 a -100 ;

c) Più alto è il valore del C.c.i. più forte è il trend di mercato con buone opportunità di guadagno nel senso indicato dal C.c.i.

d) Per la costruzione della sua formula il C.c.i. è un indicatore molto sensibile e come tale fornisce molti falsi segnali ;

Considerazioni finali :

1) Il C.c.i. a 20 weekly con segnale sulla linea 0 indica con buoni risultati il trend fondamentale di mercato e a questo scopo , può essere utilizzato unitamente con il C.c.i. a 20 monthly ;

2) Come affermato il C.c.i. che fornisce migliori risultati su quasi tutti i mercati ha un periodo compreso tra 5 e 10 giorni. Ne consigliamo tuttavia l’utilizzazione sia perchè, come detto, fornisce molti falsi segnali, sia perchè il drawdown è molto elevato. In quanto “Trend Follower”, il C.c.i. può essere filtrato con discreti risultati con il Directional Movement Indicator di Wilder.

MEDIA MOBILE : Conosciuto come uno dei primi indicatori tecnici, la media mobile conosceva il suo massimo splendore agli inizi degli anni 70 quando veniva combinata nei modi più diversi dagli analisti tecnici del periodo. Può essere definita come una serie consecutiva di medie relative ad un perzzo e può fare riferimento indistintamente alla apertura, chiusura, minimo o massimo di un prezzo. La media mobile è uno strumento che permette di seguire il mercato, mai di anticipare i movimenti : per questo motivo può essere utile per verificare quando esiste un trend, ma, purtroppo, dopo che questo ha iniziato il suo movimento.

La Media Mobile può essere di tre tipi :

– semplice

– ponderata

– esponenziale.

Questo particolare strumento è forse l’indicatore più conosciuto ed utilizzato dalla maggior parte dei trader. Il motivo è molto semplice: non necessità di studi approfonditi nè di presenta particolari problemi interpretativi.

Vediamo quali sono le caratteristiche principali:

a) si presenta come uno strumento che può essere agevolmente utilizzato per individuare il trend fondamentale di mercato, sia di lungo che di breve periodo. Per questo motivo le medie mobili possono essere:

– di lungo periodo (long term moving averages);

– di periodo intermedio (intermediate term moving averages), che comprende il periodo compreso tra 51 e 149 gg;

– di breve periodo (short term moving averages) ;

b) per questo motivo la media mobile consente di filtrare la volatilità del mercato unitamente ad altri elementi, quali ad esempio, il fattore tempo oppure altri indicatori;

c) sebbene sia disegnata e si presenti come un oscillatore, non fornisce alcuna indicazione di ipercomprato o di ipervenduto;

d) fornisce indicazioni sulla trend direzione del mercato, ma non sulla sua forza (anche se la penetrazione di una media mobile fortemente inclinata viene interpretata da molti trader come un segnale di forza del mercato);

e) viene considerata come livello di supporto o di residenza, in questo caso la tecnica più frequente è quella di attenderne perforazione per inserire un ordine nella direzione fondamentale di mercato con contestuale inserimento di una stop loss generalmente posta al minimo del giorno precedente o di due giorni prima. esempio grafico.

Generalmente la media mobile viene utilizzata in combinazione con una trendline con la conseguenza, ad esempio, che una trendline rialzista ed una media mobile orientata nello stesso senso fornisce un doppio segnale sulla direzione del mercato. In questa ultima ipotesi, la direzionalità positiva del mercato verrà considerata ancora valida nonostante la penetrazione al ribasso della trendline purché questa non sia accompagnata anche dalla rottura della media mobile. Lo stesso discorso è valido nel caso in cui sia penetrata la media mobile ma non la linea di trend.

Infine quando sia la linea di trend che la media mobile sono violate, questo evento viene considerato come segnale che il mercato ha probabilmente terminato la sua fase.

RELATIVE STRENGHT INDEX : Descritto per la prima volta da Wilder nel suo libro “New Concepts in Technical Trading Systems” , l’Rsi è sicuramente uno degli strumenti di Analisi Tecnica più utilizzato dagli addetti ai lavori. Nello scopo del suo ideatore questo indicatore doveva essere in grado di identificare :

a) le zone di ipercomprato e ipervenduto;

b) le configurazioni grafiche che non apparivano sul grafico a barre;

c) i c.d. “failure swings” quali elementi per prevedere eventuali inversioni di mercato;

d) le divergenze tra il grafico a barre e l’Rsi.

La formula per la costruzione del Relative Strenght Index e la seguente :

RSI = 100 – (100/ (1+Rs))/100

dove:

RS è il rapporto tra la media mobile relativa alla chiusura al rialzo degli ultimi 14 giorni e la media mobile relativa alla chiusura al ribasso degli ultimi 14 giorni.

Infatti nella sua originaria versione, Wilder riteneva 14 giorni fosse il periodo di tempo migliore con cui utilizzare questo indicatore, nella convinzione che questo intervallo rappresentasse la metà del ciclo lunare (28 giorni), quest’ultimo considerato ciclo prevalente nel mercato per il breve periodo. In realtà è difficile poter verificare se effettivamente 14 giorni sia o meno il periodo migliore : molto utilizzati con profitto sono gli Rsi a 9 giorni e a 22 giorni.

Il grafico viene completato da 3 linee orizzontali poste ai seguenti livelli : 30,50 70. La linea 50 è quella intorno alla quale oscilla l’indicatore. Secondo le indicazioni di Wilder l’indicatore sopra la linea 70 o sotto 30 prelude ad un’inversione, naturalmente di lungo , di medio o di breve periodo.

Più breve sarà il periodo di tempo considerato, più il Rsi darà indicazioni di breve periodo e nel contempo, meno preciso sarà il segnale fornito dal Rsi. Ovviamente, maggiore sarà il periodo di tempo considerato, meno distorto sarà l’Rsi in quanto in fase con il prezzo. Il Rsi viene utilizzato molto spesso nella costruzione di sistemi automatici quale indicatore per uscire dal mercato. Essendo infatti in grado di riconoscere quando il mercato si trova ad un massimo (o ad un minimo) , permette di lasciare correre i profitti fino a quando il mercato non inverte la tendenza. A questo scopo è molto utilizzato l’Rsi a 9 giorni a discapito di quello a 14.

VOLATILITA’ : La volatilità è un particolare indicatore che cerca di misurare la variazione del prezzo ed è un indicatore Trend Following. Esistono vari modi per misurare la volatilità del mercato : i più comuni prevedono l’utilizzazione delle Bollinger Bands (dove la volatilità viene misurata come deviazione standard di un prezzo), oppure dell’indicatore “Beta” o, ancora, dell’Average True Range (ATR) di Wilder.

Generalmente viene definito come “volatile” un mercato particolarmente attivo, caratterizzato da movimenti di prezzo molto accentuati. Mercati molto volatili sono, per esempio, quelli delle commodities (in particolare quello delle pancette di maiale o della soia), ma anche quello dei Futures (vedi il Fib, Btp o T-Bond)

La volatilità utilizza in primo luogo il concetto di “Range” inteso come distanza tra High e Low di un determinato periodo di tempo (quindi distanza tra prezzo massimo e minimo in un periodo di tempo n). Questa definizione di range è valida nella maggior parte dei casi ma, come affermato da Wilder (“New Concepts in Techical Trading Systems”) non tiene conto di particolari situazioni che possono verificarsi nel mercato, come nel caso in cui vi siano giorni con un trading range molto stretto, oppure dei giorni in cui si verificano dei “Gap” in apertura: in tutti questi casi il mercato è caratterizzato da un “nervosismo” che, nella prima ipotesi, si manifesta in un forte presenza di compratori e venditori che contemporaneamente si contendono il mercato, nel secondo caso in una prevalenza degli uni o degli altri.

Per risolvere questo problema, Wilder introduce il concetto di True Range, vale a dire, a seconda dei casi
la distanza tra il massimo e il minimo del giorno
la distanza tra il prezzo di chiusura di ieri ed il massimo di oggi
la distanza tra il prezzo di chiusura di ieri ed il minimo di oggi.

Il numero più grande dalla somma di ciascuno di essi è, appunto, il TR. Ciascuna di queste ipotesi riesce a fare fronte a tutte le situazioni di mercato, anche se il risultato (=TR) è un numero che non riesce a fornire nessuna indicazione. Per questo motivo occorre prendere in considerazione una “media” che si riferisce ad determinato periodo n..

Anche in questa ipotesi, Wilder consiglia di non utilizzare da solo questo indicatore in quanto, sebbene possa fornire degli ottimi segnali in un mercato particolarmente forte, (a volte può capitare di riuscire a comprare ai minimi e vendere ai massimi …) un trading system di questo tipo non riesce a filtrare adeguatamente i falsi segnali derivanti dai movimenti di prezzo in un mercato sideways.

La soluzione a questo annoso problema (ricordando che solamente che solamente il 20% del movimento del mercato ha tendenza definita …! ) viene fornita dall’autore ancora una volta proponendo una ipotesi di trading system basata, oltre che sull’ATR (14), sul Directional Movement Indicator, l’Average Directional Moviment (Adx), sull’Average Directional Movement Index Rating (Adxr) e il commodity Selection Index.

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